MARINA PARROCCHIA

p. 2

p. 3 p.  4   p. 5  p. 6  p. 7        

 

(Diario di un P. Passionista)

 

  STORIE 

IL MISSIONARIO   (1ª parte)

TEATRO D'AZIONE: INDONESIA

LUOGO: BORNEO

ANNI: 1969 - 1973

   prima di partire volli conoscere una ventina di ragazzi e ragazze di Pakit che erano a Sekadau per la scuola elementare o media. L'incontro avvenne nella casa del maestro Biong, anche egli originario di Pakit ed ora insegnante nella scuola elementare statale di Sekadau.

   L'incontro giovò per conoscere i primi volti ed il possibile itinerario della mia prima turnè.

   Nel pomeriggio dell'ultimo sabato di Maggio risalii il Kapuas con un piccolo motor air fino alla città di Sungai Ayak (due ore di navigazione). La cittadina era tutta abitata da cinesi, eccetto due sole famiglie dayak; quella del Camat (Sindaco) e quella del capo della polizia. Fui accolto dal capo della polizia (Pak Samin) che mi offrì ospitalità.

     La mattina seguente celebrai la S. Messa con l'assistenza anche del Camat e sua numerosa famiglia e feci un giro per la città, che mi era sconosciuta. Il Camat mi disse che avrei potuto iniziare un poco di apostolato anche a Sungai Ayak e che qualche cinese avrebbe aderito alla religione cattolica.

   Per la Domenica scesero a Sungai Ayak alcuni cattolici dai villaggi non lontani e fecero conoscenza con me.

   Era venuto anche un piccolo motor air da Janang Ran. Con il proprietario mi accordai per andare in quel villaggio.

   Dopo pranzo risalimmo il Kapuas per circa due ore, poi entrammo in un piccolo affluente per un' ora e giungemmo a Janang Ran.

   Il villaggio si stendeva in riva al fiume, era abbastanza grande e quasi tutto cattolico.

   Fui accolto nella casa del catechista guru Buan; questo eroe era  benemerito della Chiesa. Come catechista aveva lavorato molto bene e fatto erigere anche la cappella, sebbene in bambù e corteccia d'albero.   

   A sera tutti in cappella: vi erano semplici banchi, un altarino spoglio e un rudimentale confessionale. Mentre il catechista dirige il rosario e le altre preghiere, io ascoltavo le confessioni.

   Alla fine mi rivolgo ai presenti: «Fratelli carissimi e sorelle carissime. Ben trovati! Io sono il vostro nuovo missionario. È la prima volta che vengo a voi e voi siete le anime che il Signore mi affida. Il mio nome è P: Cornelio. Sono arrivato dall'Italia, da Roma ove è il Santo Padre, ma non sono nuovo in Indonesia. Io ho già lavorato sette anni nel vostro Kalimantan, oltre il Kapuas, nella stazione di Sekadau, dove ho amministrato molti battesimi e dove sono tanti uomini e donne come voi, che amano Gesù Cristo e vivono secondo le sue leggi. Io volevo tornare in mezzo a loro, ma il Prefetto Apostolico mi ha assegnato a voi, a tutta la stazione di Pakit.

   Dalla partenza del P. Nazario, voi siete senza Pastore. Voi avete pregato il Signore perché ne inviasse un altro. Il Signore vi ha ascoltato e questa sera eccomi a voi.

   Io non potrò rimediare a tutti i vostri disagi: voi non avete scuole, non avete ospedale, non avete dottore o medicine: spesso soffrite malattie, la fame, la sete: soffrite il caldo e non avete nessuna assistenza, che in altri paesi del mondo è cosa ordinaria.

   In mezzo a voi vivrò la vostra vita, ma vi insegnerò come rendere preziosa questa sofferenza, perché tutto è ordinato da Padre celeste, il quale vi ama e vi manda Gesù Cristo perché sia il vostro maestro. Egli è la luce del mondo, la vostra luce che vi illuminerà la strada.

   In tutto quello che potrò, io sarò a vostro servizio!»

   Al termine della adunanza tutti vollero stringermi la mano per salutarmi, anche i bambini ancora in braccio alle mamme.

   Passai la notte steso su una stuoia sul pavimento, protetto da una zanzariera per paura della malaria.

   Il mattino seguente, allo suono del gong, corsi al fiume per la pulizia. Al ritorno in casa era pronto un bicchiere di caffè caldo secondo l'usanza daya.

   In cappella prima confessioni, poi battesimi, indi S. Messa con una lezione di catechismo. Dopo, visita al cimitero per le benedizioni delle ultime tombe.

   In casa di Buan mi era stato preparato il desinare: riso bianco, verdura e una scatoletta di pesce. Per bevanda non altro che acqua bollita: solita per chiunque voglia bere. Propriamente si chiama air mati = acqua morta, perché con l'ebollizione sono morti tutti i microbi che potrebbero causare malattie, sopratutto colera e dissenteria.

   Portavo con me alcune medicine: anche queste furono distribuite o vendute prima che io partissi per un altro villaggio.    

 

IL MISSIONARIO   (2ª parte)

TEATRO D'AZIONE: INDONESIA

LUOGO: BORNEO

ANNI: 1969 - 1973                    

p. 1

p. 3 p.  4  p. 5   p. 6  p. 7        

                                                                            "EMPELANJAU"

    All'ora stabilita due giovani presero il mio bagaglio consistente in tre valigette: vestiti, medicine, occorrente per la messa e ci mettiamo in cammino verso il secondo villaggio, Empelanjau, distante circa un'ora e mezzo di strada. 

    Questa era una vera jalan tikus = (strada del topo): stretto sentiero in mezzo ad alti falaschi come quasi tutte le strade del Kalimantan. Oltre l'incomodo della strada incerta, vi era anche il fastidio del sole. I giovani mi tenevano buona compagnia: molte domande sulla mia vita passata in Italia e nel Kalimantan. Che cos'è il treno? Come si vola? Vi sono serpenti velenosi in Italia?

   Accaldati, sudati e assetati giungemmo ad Empelanjau.

   Il villaggio constava di una quindicina di case, ma quasi tutte vuote, perché la popolazione era al lavoro nel bosco o nel ladang (terreno coltivato). Entrammo nella casa del Pemimpin (capo dei cattolici) ove erano alcuni bambini. Il più grande vedendo il Pastore mi disse che sarebbe andato a chiamare il babbo. Questi venne dopo 20 minuti. Io non ero aspettato per quel giorno ma l'incontro fu molto cordiale. Dopo bevuto il bicchiere di caffè, rituale per gli ospiti nella casa daya, mi recai al vicino fiumicello per il bagno d'obbligo. Era abbastanza profondo e l'acqua fresca.

    In casa mi fu data una stuoia pulita per riposare.

    A sera nella stessa casa del Pemimpin si fecero la preghiera e l'istruzione religiosa. I presenti non erano più di 15 persone poiché la maggior parte del villaggio non era battezzata e neppure catecumena. Il resto del tempo fu impiegato in cordiale conversazione ed in mutua conoscenza.

   Al mattino seguente S. Messa e due battesimi. Verso le ore 10 tutto era pronto per partire, con due giovani accompagnatori.

   Il villaggio seguente era Sungai Maboh, ma avendo tempo a disposizione mostrai ai giovani il desiderio di passare prima per la cittadina Nanga Bilitang, tutta musulmana, ma volevo farmi vedere perché situata nel territorio della mia stazione. È alla foce del fiume Bilitang con circa 3.000 abitanti.

   Fui accompagnato nel lanting di un cinese, solo cattolico in tutta la città. Il lanting è una casa galleggiante, costruita su grossi tronchi connessi e ancorati. Il cinese da bambino era stato venduto per un sacco di riso, poi era riuscito a conoscere il Religione Cattolica, farsi battezzare ed acquistare una certa abilità da meccanico. Aveva una piccola officina ed accomodava i piccoli motori della navigazione fluviale. Si era sposato ed aveva parecchi figliuoli.

   Mi accolse molto gentilmente: gli dissi che non mi sarei fermato fino al giorno seguente, ma che ero venuto solo per conoscerlo e salutarlo. 

 

"SUNGAI MABOH"

 

    I due giovani accompagnatori mi guidarono fino a Sungai Maboh. La strada in quel tratto era abbastanza buona e si sarebbe potuta usare la bicicletta. Ma chi ha qui la bicicletta? Proprio nessuno.     

    Sungai Maboh era un grosso villaggio con 30 famiglie daya. I cattolici erano pochissimi. Fui accolto in casa di un commerciante, che si mostrò disponibile. Il fiumicello per il bagno era vicino alla sua casa, ma di difficile accesso perché troppo profondo, tuttavia riuscii a ripulirmi e a rinfrescarmi bene.

    A sera raduno della piccola comunità in casa del Pemimpin tornato da ladang.    

    Qui ci sarebbe molto da lavorare; ma come fare per un missionario che ha da curare un territorio così vasto? Non potrà visitarlo che tre o quattro volte l'anno. Quello che si potrebbe ottenere in un anno o due, si farà in dieci anni.

    In casa del Pemimpin fui trattato molto bene. Cena fugace servita in tavolino, rimediato chi sa dove.

    Nella notte acquazzone tremendo: inondazione dappertutto. Dopo la preghiera e la S. Messa e qualche battesimo di bambini, pronto per ripartire. 

Vi era da attraversare un ladang largo 100 metri. L'inondazione arrivava fino al petto, ma non mi persi di coraggio. I giovani che mi accompagnavano conoscevano bene la strada e mi stavano vicino ad ogni passo. Finalmente ne fummo fuori.

    Camminando con tutti i vestiti bagnati arrivammo a un piccolo villaggio. Alcuni cattolici mi invitarono a salire nelle loro case, perché volevano conoscermi come loro nuovo pastore. Mi offrirono caffè ed ubi fritto (specie di patata). Vi era un uomo molto grosso che era stato a lavorare nel Serawak per 13 anni: appariva come il capo di tutti per la sua esperienza straniera. Dissi loro che non mi sarei fermato per pernottare, ma che sarei andato al vicino grosso villaggio di Engkarong e che anche loro venissero per la preghiera e per la S. Messa. Li salutai cordialmente e ripartii con gli accompagnatori.

 

IL MISSIONARIO   (3ª parte)

TEATRO D'AZIONE: INDONESIA

LUOGO: BORNEO

ANNI: 1969 - 1973                        

p. 1

p. 2 p.  4  p. 5   p. 6  p. 7        

            "ENGKARONG"

   Giunsi così ad Engkarong. Qui vi era la cosiddetta "casa lunga". Una costruzione su palafitte lunga 100 metri: da una parte tutte le abitazioni, ognuna con la porta sul lungo corridoio centrale, dall'altra parte la serambi (vasta veranda) per la vita comunitaria: Mi accomodai verso il centro della veranda per ricevere i saluti da quanti accorrevano.

   L'ospite non entra mai nelle abitazioni private; ma trascorre il suo tempo e svolge la sua attività sulla veranda: qui si riposa, mangia, parla tratta gli affari e dorme. Il missionario qui tiene le adunanze, istruisce, prega, confessa, celebra la S. Messa.

   A Engkarong a capo dei Cattolici vi era una donna: non so come fosse riuscita ad istruirsi, ad imparare il mestiere di sarta e a comprarsi una macchina per cucire. Celermente preparò per me e per gli accompagnatori caffè e granoturco fresco abbrustolito. Cominciò ad informarmi della situazione del villaggio. I cattolici erano i più della popolazione e vi erano alcuni adulti pronti per il battesimo. Da due anni non ricevevano visita dal missionario, ma la preghiera domenicale era frequentata da tutti.

   Ripartiti gli accompagnatori, io scesi nel fiumicello per il bagno, lavare i vestiti e rimettermi a nuovo. Un gruppetto di papere guizzanti nell'acqua mi tenevano compagnia.

   A sera nella grande veranda, grande adunanza di tutto il villaggio: alcune lampade strongken illuminavano a sufficienza. Molti bambini mi si stringevano curiosi e rivolgevano tante domande. Non avevo difficoltà a capirli, poiché comprendevo non solo la lingua indonesiana ma anche il loro dialetto.

   Terminati il rosario e le confessioni, mentre la folla sedeva sulle stuoie stese sul pavimento, a me fu portata una sedia rudimentale. Mi assisi come un papa e dissi loro: «Cari amici, cari fratelli, care sorelle, cari bambini. Sono qui con voi questa sera per la prima volta. Io sono il vostro nuovo Pastore. Vengo a voi in nome di Dio, in nome di Gesù Cristo nostro Salvatore, in nome della Chiesa che ha il dovere di istruire tutti i popoli, anche quelli che vivono nelle foreste come voi, anche quelli che vivono nei piccoli villaggi come voi.

   Vengo a voi per farvi del bene, per farvi conoscere tutto il bene che è stato preparato per voi da Padre celeste.

Perché siete nati?, Perché crescete, lavorate, soffrite e morite? Siete voi forse come i capri o come i cani che muoiono e tutto è  finito?  No!

   Voi avete un Padre Onnipotente, che vi ama, che provvede per voi, che risuscita quelli che muoiono e ci darà una vita felice, che non finisce mai. Io vengo, perché mandato da questo Padre, che può fare tutto, che è con voi col suo amore e vi darà una vita felice che non finisce mai.

   Vengo per farvi conoscere questo progetto di Dio, affinché voi stessi diveniate figli di Dio e felici per sempre con Lui.

   Voglio che voi viviate come figli di Dio. Voglio ripetervi tutto l'insegnamento di Gesù Cristo».

   Al termine della preghiera, ancora lunga conversazione sulla veranda aperta con gli uomini e i giovani del villaggio.

   In un canto pulito mi venne preparata una stuoia per potere dormire e riposare le stanche membra.   

   Al canto dei primi galli che annunziavano la luce, mi alzai per la pulizia al fiume. Quindi, sempre in veranda, battesimi, S. Messa, catechismo. Una benedizione sempre richiesta è quella per i bambini che dovranno nascere.

 

IL MISSIONARIO   (4ª parte)

TEATRO D'AZIONE: INDONESIA

LUOGO: BORNEO

ANNI: 1969 - 1973            

p. 1

p. 2 p. 3  p. 5   p. 6  p. 7        

                    "KEMAYAU"

    Verso mezzogiorno, partenza per Kemayau, piccolo villaggio distante circa un'ora di cammino nella foresta in direzione nord. Solo sette case, separate l'una dall'altra. Una era abitazione dello stregone, ma in questa mia prima visita non diede fastidio anzi neppure si fece vedere.

    Il P. Nazario vi era stato più volte in 10 anni ed era riuscito a battezzare quasi tutti.

    Il villaggio era piccolo ma non poteva essere trascurato, perché lontano dagli altri villaggi. Quindi anche qui pernottamento del missionario. Il missionario nella visita del villaggio se vuole ottenere qualche frutto vi deve pernottare, perché gli incontri con la popolazione possono farsi solo alla sera e al mattino. Mentre nelle altre ore del  giorno, tutti sono impegnati nel lavoro fuori del villaggio.

    Dopo avere svolto il mio ministero, il mattino seguente partii per Sungai Gandal, accompagnato da due ragazzi. L'accompagnamento è sempre necessario, sia per portare il bagaglio, sia per non perdere la strada.

    Il P. Nazario, qualche anno fa, volle avventurarsi da solo, smarrì la strada e fu sorpreso dalle tenebre della notte. Prima di dormire sotto la zanzariera, volle emettere dei gridi. Ma non essendo pratico di questi, fu frainteso. Gli uomini di un villaggio, uditili, partirono con i fucili in quella direzione. Poteva rimetterci la vita, se avessero sparato. Ma l'angelo custode lo salvò.

    Lungo la strada a un certo punto c'era il villaggio di Padat, abbastanza grande. Chiesi ai ragazzi: «ci fermiamo qui?»

Mi risposero: «no. Questo villaggio è un villaggio protestante!»

    Tuttavia alcuni mi avevano visto e mi invitarono a fermarmi un poco, e mi accompagnarono nella casa, ove abitualmente si ferma nelle sue visite il Pendeta (Pastore Protestante).

    Fui accolto molto gentilmente. Mi offrirono del caffè e si cominciò a conversare. Il Pendeta vi era stato per Pasqua, insieme alla sua signora americana, col piccolo aereo. Il Pendeta è un americano che risiede a Pontianak con tutta la  sua famiglia: sta in missione per tre anni, poi torna in America ed ha la pensione assicurata per tutta la vita. Egli ha un piccolo aereo, che guida lui stesso. Quando un villaggio vuole la sua visita deve preparargli la pista di atterraggio. Insegna, prega, si informa delle necessità, provvede e riparte subito. Ma per questa Pasqua, con la signora qui si è trattenuto due giorni.

    Io non potevo disturbare questa attività in nome di Gesù Cristo. Ringraziai della gentilezza, salutai tutti i presenti stringendo la mano e continuai il mio cammino.

 

 

 

SUNGAI GANDAL

 

    Arrivai a Sungai Gandal, grosso villaggio con la casa lunga, presso il fiume Ansar.

    «Selamat datang, Pastor! Ben venuto; Padre! Ti aspettiamo da due anni!»

    «Ora sono venuto e resto con voi!» Rispondo.

    Il cerimoniale della visita del Missionario è uguale in tutti i villaggi. Qui quasi tutti cattolici battezzate o catecumeni. Una inondazione per le recenti piogge aveva formato un vasto lago intorno al villaggio; mi portai qui per fare il bagno, poiché il fiume scorreva pericoloso.

    Alla sera adunanza generale nella vasta veranda con saluti cordiali da parte di tutti per il nuovo Pastor. I bambini si spingevano intorno a me. Non avevano nessuna paura, sebbene mi vedessero per la prima volta. Quando veniva il P. Nazario dovevano riuscire a toccargli la barba, ma io non ne portavo.

    Dopo le confessioni e il rosario, alla luce della lampada strongken, seduto su un banchetto di legno così parlai: «Fratelli carissimi, selemat bertemu! Buon incontro! Ben trovati! Sono il vostro nuovo pastore, vengo dall'Italia, vengo da Roma e vi porto la benedizione del Santo Padre Paolo VI.

    Prima di ripartire ho avuto la gioia di incontrare il Papa insieme ad altri indonesiani nella Basilica di San Pietro a Roma. Il Papa ha benedetto tutti ed i nostri cari lontani, quindi anche voi.

    Sono felicissimo di stare con voi questa sera in questa veranda, ove voi vi siete radunati, spinti dall'amore di Gesù Cristo, che voi avete conosciuto e dal quale attendete la salvezza eterna.

    Io sono venuto per servirvi, per aiutarvi in questo. Voi potrete essere battezzati se non lo siete ancora: voi potrete ricevere tutte le benedizioni.»

    Alcuni dei presenti piangevano per la gioia. Finita la preghiera comune, ancora lungo trattenimento in veranda ed approfondimento della mutua conoscenza.

    Il Pemimpin mi fa portare la cena: riso, pesce, verdura e come bevanda, una bottiglia di tuak. Il tuak si ricava dal riso (padi pulut) ed è simile al vino. Nelle feste e nelle circostanze speciali non può mancare.

    Trascorro la notte in veranda, dormendo sotto la zanzariera e vigilato da diversi cani.

    Al mattino il Pemimpin mi avverte che vi sono 5 giovani che devono essere battezzati. Questo prima della Messa perché dovranno fare anche la prima Comunione.

    Sbrigate le funzioni sacre e benedette le ultime tombe nel vicino cimitero, si accede al desinare allietato da canti e balletti dei ragazzi e delle ragazze.

    A mezzogiorno partiamo per Muntik, costeggiando per un ora il fiume Ansar.  

 

IL MISSIONARIO   (5ª parte)

TEATRO D'AZIONE: INDONESIA

LUOGO: BORNEO

ANNI: 1969 - 1973                              

p. 1

p. 2 p. 3 p.  4  p. 6  p. 7        

MUNTIK

    Muntik è il villaggio più importante della zona ed aveva ricevuto grande attenzione dai missionari miei predecessori. Vi era stata aperta una scuola elementare fino alla terza classe e vi era stata costruita una cappella abbastanza vasta. la popolazione (300 anime) era quasi tutta cattolica, sebbene non ancora tutti battezzati. Un ragazzo aveva avuto la possibilità di ottenere il diploma di maestro e qualche altro avviato alla scuola superiore. Dove? A Pontianak o Nyarumkop, lontani cinque o seicento Km. Tutto questo le conferiva prestigio, ma la posizione lontana dalle vie di comunicazione costituiva la spina dolente.

    Fui accolto nella casa del Pemimpin, anch'egli fortunato, perché aveva seguito un corso di falegnameria a Pontianak, si era sposato con una ragazza che aveva studiato presso le suore ed aveva già sette figli. Si occupava a costruire decenti casette in legno per chi le richiedeva e a dirigere la comunità cattolica con fermezza. La sua casa non era nuova ma vasta, vi si accedeva salendo un lungo tronco con gradini intagliati e sull'ultimo ratto vi era raffigurata una testa umana, evidente che la casa era costruita su palafitte. Necessario fare così per le inondazioni frequenti. A questo villaggio si poteva accedere con un fuoribordo per chi veniva dalla foce del fiume Ansar, affluente del Bilitang.

    Bagno pericoloso per la profondità del fiume in certi periodi. Nella casa del Pemimpin si radunarono presto tutti i bambini del villaggio che volevano conoscere il nuovo Pastor. «Selemat datang, Pastor! » mi gridarono porgendomi la mano. Domando loro: «sapete cantare?» «Ya, ya!» rispondono e subito intonano: «Potong babek ansa... masak di kuali» canto dei bambini daya.

    Ai più piccoli domando: «sai fare il segno della croce?» «Ya, ya» rispondono e lo fanno correttamente.

    a sera grande adunanza in Cappella. Non manca nessuno. Dopo il rosario così esprimo i miei sentimenti: «il vostro nuovo Pastore è arrivato da  poco da Roma. Roma è una grande città, ci sono automobili, treni, aerei, grandi negozi con abbondanza di tutto, vestiti belli e ben cuciti, roba da mangiare con tanta varietà. Ma io sono più felice di stare con voi questa sera in questo vostro villaggio ove mancano tante cose e per voi sofferenze di ogni specie. Per venire in Indonesia ho usato l'aereo, ho volato più di 18 ore per venire da voi e stare con voi. Mi ha mandato Gesù Cristo per farvi del bene e guidarvi per la via della vera felicità.

    ho lasciato il Italia babbo, mamma, fratelli e sorelle, ma qui ognuno di voi diventa mio babbo, mia mamma, mio fratello e mia sorella. Staremo bene insieme, animati dalla parola e dall'esempio di Gesù Cristo».

    Dopo cena servita dalla moglie del Pemimpin con tanta delicatezza, lunga conversazione con gli anziani ed i notabili del villaggio che sanno tante storie antiche e recenti della zona.

    Al mattino la S. Messa è accompagnata da canti melodiosi, insegnati dalla persone distinte residenti nel villaggio. Dopo i battesimi e la visita al cimitero, mi licenzio dal popolo molto sensibile e mi avvio verso Nanga Ansar. Attraverso il fiume verso la foce, sono nella casa del maestro Dawi. Egli propriamente è di Muntik, ma ha aperto la scuola qui, in riva al fiume Bilitang per avere più numerosi scolari ed anche per ragioni economiche.

    Il fiume Bilitang è ricco di pesce, egli si ingegna e ricava fortuna. Qui si è costruita la casa, si è sposato ed ha molti figli, forse dodici. «Questa è la mia famiglia pianificata» mi dice fieramente alludendo alle limitazioni del governo (due figli). Egli li farà anche studiare in una buona scuola. La prima Klara, diventerà dottoressa in legge, impiegata nel tribunale di Pontianak.

    La gentilezza verso di me è portata ai limiti estremi, gli dico che per questa volta devo proseguire, la prossima volta pernotterò anche qui. Egli dopo avermi fatto assaggiare quanto di più squisito sia reperibile mi fa accompagnare da un piccolo battello fino ad Engkramoh, distante mezz'ora di navigazione.

    Il maestro Dawi sarà vero amico, influenzerà decisioni importanti e qualche volta mi accompagnerà anche nelle turnè.

 

IL MISSIONARIO   (6ª parte)

TEATRO D'AZIONE: INDONESIA

LUOGO: BORNEO

ANNI: 1969 - 1973                              

p. 1

p. 2 p. 3 p.  4  p. 5 p. 7        

Engkramoh

    Engkramoh è un piccolo villaggio non distante dal fiume Bilitang. Vi arrivai di sera, mentre il piccolo fiume del villaggio era affollato di bagnanti, lavatori e lavatrici. Un saluto a tutti e poi a casa del Pemimpin. più che cattolici erano simpatizzanti della Religione Cattolica. Tuttavia anche qui accoglienza cordiale e gentilezze.

    Alla sera la preghiera; mi dicono che vogliono essere battezzati. Ma come fare? «È la prima volta che vengo e non conosco ancora nessuno. Inoltre qui ancora non c'è un responsabile. Facciamo così, questa volta battezzo solo i bambini piccoli, gli adulti saranno battezzati quando verrò le prossime volte». E così fu fatto. Al mattino seguente dopo la S. Messa, cinque bambini diventano figli di Dio, fra questi anche Kornelius che si farà passionista e sacerdote.

    Prima di lasciarli diedi disposizioni come regolare la comunità, come pregare alla Domenica, e come vigilare nelle relazioni con i musulmani e con i protestanti. Engkramoh diventerà un gioiello di villaggio cattolico.

 

KELADAN 

 

    Da Engkramoh a Keladan, circa un ora di cammino per sentieri tra boschi e terreni coltivati. Qualche volta fango e raggi ardenti di sole. Il villaggio era costituito da case sparse. I Cattolici quasi la totalità tanto che mi chiesero come costruire la cappella e quale aiuto potessero ricevere dal Pastor.

    Il Pemimpin mi disse che nella lunga assenza del Pastor erano avvenuti due matrimoni secondo l'antica usanza. Dopo aver interrotto gli interessati, convenimmo che nella mattina seguente avrebbero celebrato il matrimonio cattolico. E così fu. 

    Quando gli accompagnatori furono pronti ripartii da Keladan diretto a Beruduk. Sentiero lungo e difficoltoso, perché costretto a camminare a piedi scalzi per la rottura dei sandali. Camminammo più di tre ore, disturbati sopratutto dai raggi del sole. Era quasi sera all'arrivo a Beruduk, piccolo villaggio ma con la casa lunga e scarsezza di acqua.  

 

BERUDUK

 

Non è lontana da Pakit che un'ora di cammino. Perciò era stata curata bene dai Missionari.La popolazione tutta cattolica battezzata. Il Pemimpin si distingueva per una certa cultura, acquisita non so dove, ma aveva un solo figlio, Martinus di 12 anni. All'imbrunire cena frugale e poi preghiera sulla veranda. Il P. Nazzario vi era venuto spesso ed insegnato a pregare a tutti. L'indigenza appariva dappertutto ma il sorriso splendeva in ogni volto.

    «Avete qui il cimitero? » domando.

«No. Noi i nostri morti li portiamo a Pakit, presso la Chiesa ».

«Se è così, voi dovete venire alla S. Messa a Pakit la domenica, quando c'è il Pastor».

    Ripartendo fui accompagnato da tutti per un tratto di strada. Il prossimo villaggio non sarà Pakit, ma Melanjang. A Pakit domani.  

 

MELANJANG

 

    Melanjang dista da Beruduk circa un ora e mezzo di cammino verso ovest. Vi giunsi prima di mezzogiorno. Questo villaggio è diviso in quattro gruppi di case, poco distanti l'uno dall'altro. Originario di qui è il maestro Biong, che risiede a Sekadau ed è un sostegno per la Missione nostra. Qui vi sono i vecchi genitori che hanno prestigio a motivo del figlio.

    Il Pemimpin mi accoglie nella sua casa, ma presto vengono tanti a salutarmi. I bambini frequentano la scuola di Pakit e non tornano ancora. Accompagnato dal Pemimpin faccio la visita ai quattro gruppi di case, così vengo a conoscere alcuni anziani, che sono i primi  battezzati della zona. Sono stati formati dai primi Missionari e sono le colonne della Chiesa.   

    A sera grande affollamento alla preghiera, accompagnata da canti religiosi, che i giovani hanno imparato alla scuola di Pakit. Mi preparano per dormire sulla piccola veranda della casa del Pemimpin. Al mattino alcuni battesimi prima della S. Messa, poi benedizione alle future mamme. 

    Il Percorso da Melanjang a Pakit è di un'ora e mezzo per uno stretto sentiero fra i boschi e falasco. Si attraversa un fiumicello camminando su un tronco ed ecco Pakit.     

 

  

     PAKIT

 

    La Chiesa, la casa del Pastor, la scuola elementare fino alla sesta classe, la casa dei maestri, un così detto Asrama e basta, questo il centro a cinque minuti di distanza c'è il villaggio composto da sette famiglie. Non c'è altro.

    Da questo centro avrei dovuto curare tutta la stazione con villaggi distanti fino a 100 km, senza strade e senza alcun mezzo di comunicazione anche dove sarebbe possibile come nei fiumi.

    Il P. Donato nel 1954, prima di lasciare Pakit era riuscito in mezzo a difficoltà a costruire la Chiesa e il Pastoran. Nello stesso tempo aveva costruito e avviato anche la scuola, facendo venire il primo maestro da Lintang. Ma perché proprio a Pakit? Perché Pakit era il centro storico ed il centro geografico della parte meridionale della stazione. Tuttavia restava sempre il difficile accesso.

    Per la prima Domenica (12 Giugno) della mia presenza a Pakit vennero il Prefetto ed il P. Sante da Sekadau. Si volle così festeggiare l'appartenenza della stazione alla Prefettura di Sekadau e l'inizio delle attività dei Missionari Italiani nella stazione.

    La notizia era stata diffusa precedentemente e per la circostanza convenne molta gente, perfino da Janang Ran, da Empajak, da Merbag e da Semadu. Fu una bella manifestazione di fede cattolica e giovò a farmi conoscere tante persone insieme alla capacità specialmente dei giovani.

    Terminata la festa, mi trattenei qualche giorno a Pakit per conoscere i ragazzi della scuola che erano più di cento, provenienti da villaggi anche lontani.

 

IL MISSIONARIO   (7ª parte)

TEATRO D'AZIONE: INDONESIA

LUOGO: BORNEO

ANNI: 1969 - 1973                              

p. 1

p. 2 p. 3 p.  4  p. 5 p. 6         

TAPANG PULAU

 

    Continuai poi la mia turnè nella parte occidentale di Pakit. Il primo villaggio fu Tapang Pulau. Da Pakit circa un'ora e mezzo di cammino a piedi. Alcuni contadini stavano bruciando erbacce secche nei campi ed anche presso la strada. A un certo momento mi ritrovai circondato dalle fiamme, per uscirne non c'era altro che correre attraverso le fiamme. Così sperimentai che significava essere tra le fiamme.

     A Tapang Pulau fui accolto in una povera casa. Venne il Pemimpin e mi presentò il villaggio, circa 200 persone, di cui la metà battezzata, gli altri tutti catecumeni, si pregava alla Domenica e qualche volta venivano a Pakit quando c'era il Pastor.

    Conobbi qui anche il Lurah Minai, che aveva autorità su sette villaggi. Era il Lurah di Pakit, ma risiedeva a Tapang Pulau. Mi disse che voleva collaborare con me per il progresso della zona, e così fu uno dei migliori amici.

    La cena mi fu preparata dalla mamma della casa, un piatto di riso e un uovo cotto in acqua, il suo bambino di cinque anni era presente ed osservava tutto, era vestito poveramente, non potei fare a meno di pregare per lui. Egli riceverà la vocazione dal Signore, diventerà Sacerdote Passionista. Per il momento gli diedi metà dell'uovo preparato per me. 

    Alla preghiera si radunò tutto il villaggio, volti nuovi e sorridenti e molti bambini vogliosi di cantare. «Cari cristiani cattolici», dissi loro, «come sono felice di stare con voi questa sera, in questo villaggio del Kalimantan, è la prema volta che vengo, ma voi vi siete radunati come per incontrare un vecchio e caro amico, che voi amate di vero cuore. Perché questo? Perché voi sapete che io sono il vostro Pastore, mandato da grande Pastore delle anime vostre Gesù Cristo, per avere cura delle anime vostre, per istruirvi nella sua legge, per santificarvi con i suoi sacramenti. 

    Tapang Pulau, così vicino al centro della stazione, dovrà essere esempio pieno di entusiasmo,per tutti gli altri villaggi della regione di Pakit.

    Per dormire mi fu assegnata la casa di due persone anziane, il signor Kerbau e sua signora. Kerbau (bue), era stato ed era una personalità nel villaggio e nella zona. Forse era stato capo del villaggio nel passato. La signora una donna speciale, si erano risposati da poco.

    La signora nel primo matrimonio aveva avuto 17 figli, dei quali 15 viventi. Tutti sistemati molto bene, chi era diventato Lurah, chi capo villaggio, chi maestro,una si era fatta suora, ed un altro, il sesto, era stato ordinato sacerdote cappuccino da poco. Rimasta vedova, poteva vivere felice con tanti suoi figli, ma Kerbau l'aveva attratta, tuttavia anche qui era felice. 

        Al mattino seguente una vera turba si presenta per essere battezzata. Come faccio se sono arrivato proprio adesso senza conoscere nessuno? Alla fine ci accordiamo, quando finita la turnè sarò tornato a Pakit, potranno venire la nella chiesa e saranno battezzati.

    Sbrigate tutte le faccende, continuo la turnè verso Empajak.

 

 

p. 2

p. 3 p.  4  p. 5   p. 6  p. 7        

 

MARINA PARROCCHIA