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MARINA PARROCCHIA |
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«La Ru486 ha ucciso mia figlia»( da Avvenire il 15/10/09)
«Nel
Battesimo il nostro sì alla vita» (domenica 8 gennaio 2006)
IL SEGRETO MERAVIGLIOSO DEL SANTO ROSARIO
«La Ru486 ha ucciso mia figlia»
Un'immagine di Holly Patterson
Holly
Patterson aveva appena compiuto 18 anni quando entrò in un consultorio
californiano dell’associazione «Planned parenthood» chiedendo una pillola
per abortire. In realtà non sappiamo cosa chiese. Sappiamo solo che era
spaventata. Era incinta. I suoi genitori non lo sapevano. Voleva che qualcuno
l’aiutasse. Holly ricevette una pastiglia da 200 mg di mifepristone che
prese al consultorio e un’altra da 800 mg di misoprostol, con l’istruzione
di inserirla vaginalmente 24 ore più tardi. Le fu dato un appuntamento una
settimana dopo, il 17 settembre 2003, alle due del pomeriggio, per verificare
che il feto fosse stato espulso e che «fosse andato tutto bene». Nulla andò
bene. Holly morì un’ora prima dell’appuntamento, nel pronto soccorso
dell’ospedale di Pleasanton. Suo padre, chiamato d’urgenza, non aveva mai
sentito parlare della Ru486 prima che un medico lo informasse che, in seguito
a un aborto chimico, sua figlia «non ce l’avrebbe fatta».
Ma Monty Patterson continuava a non capire cosa potesse aver trasformato la
sua sana, energica ragazza nella creatura pallida e incapace di parlare che lo
guardava terrorizzata, poco prima di spirare. Nei mesi successivi Patterson
avrebbe imparato molto: a uccidere sua figlia era stata la sepsi provocata da
un’infezione dal batterio «clostridium sordellii», indotta
dall’assunzione della Ru486. E che la morte poteva essere evitata. Oggi gira
gli Usa per spiegare che la Ru486 è un autentico veleno: Patterson ha
discusso dei rischi della pillola alla Casa Bianca, in frequenti testimonianze
in Congresso, con la Fda, con associazioni di pazienti. In seguito al suo
attivismo 70 deputati hanno redatto la “legge di Holly” che chiede la
sospensione della Ru486 e la revisione dell’iter che ha portato alla sua
approvazione. Ma la legge non è mai stata approvata dal Congresso.
Signor Patterson, qual è il suo giudizio sulla pillola abortiva?
«La mia preoccupazione è la sua sicurezza per le donne. Per me è un
problema di salute. Io volevo solo salvare mia figlia, ma non l’ho potuto
fare. Tutto quello che mi resta è cercare di informare altre Holly di quello
che può succedere loro».
Che informazioni dovrebbero avere?
«Al momento una 18enne come Holly non riceve abbastanza informazioni
per prendere una decisione consapevole quando sceglie di terminare
chimicamente la sua gravidanza. Nessuno ha interesse a spiegarle cosa le
potrebbe succedere. Ma non solo a una 18ennne. Prenda Oriane Shevin. Era
avvocato. Sposata, madre di due figli. Ha avuto una terza gravidanza e ha
fatto come Holly. È andata in un consultorio, ha preso una pillola. È morta.
Aveva ricevuto abbastanza informazioni? No. Quello che si trova su Internet,
presso i medici che praticano aborti, sono i dati messi in circolazione dalla
società che distribuisce la Ru486 negli Usa, la Danco Laboratories, o da
organizzazioni abortiste. Sostengono che il rischio è minimo, che le
infezioni sono rare e curabili. Non è vero! Queste donne sono lasciate sole e
senza mezzi per difendersi».
È una delle caratteristiche della pillola abortiva quella di
consentire l’aborto "fai da te"...
«I fatti mostrano che questa idea dell’aborto nella "privacy
della tua casa" pone un fardello enorme sulle spalle delle donne. Le
costringe a capire da sole quando qualcosa non va. Holly ha fatto tutto quello
che le avevano detto. Dopo tre giorni ha chiamato il consultorio lamentandosi
di forti crampi addominali, e le hanno detto di prendere una dose maggiore di
antidolorifico. Il giorno dopo è andata al pronto soccorso. Le hanno dato un
antidolorifico ancora più forte e l’hanno mandata a casa. Tre giorni più
tardi è tornata all’ospedale e nel giro di poche ore è morta. Non aveva
febbre, solo dolori. Altre tre donne hanno avuto gli stessi sintomi. E si sono
sentite dire che era tutto normale».
Di chi è la colpa?
«I reparti di pronto soccorso non sono preparati a riconoscere i sintomi di
infezioni come questa. Spesso le donne che vi si rivolgono non dicono nemmeno
di aver assunto la pillola abortiva. Holly lo fece, ma non le fu di nessun
aiuto».
L’ente americano che vigila sui farmaci – la Fda – ha ammesso
che l’azienda distributrice della pillola abortiva non ha comunicato tutti i
casi di "effetti avversi"...
«Sì, perché negli Stati Uniti queste comunicazioni sono
volontarie. Sappiamo però che ci sono molte altre donne che hanno rischiato
di morire o sono morte per colpa della Ru486, e di cui non è stato detto
nulla. L’aborto è una procedura circondata dal segreto, specialmente nel
caso di giovani come Holly: a 17 anni è rimasta incinta di un 24enne che non
voleva farlo sapere ai genitori. Non possiamo scaricare sulle spalle di queste
ragazze la responsabilità di dubitare delle informazioni che ricevono nei
consultori o su Internet. Io stesso ho faticato a raccogliere dati affidabili».
Lei a chi si è rivolto?
«A Didier Sicard, professore di medicina all’Università Descartes
di Parigi, ex presidente del Comitato bioetico francese che ha dato il via
libera alla Ru486. Sua figlia, Oriane Shevin, è morta dopo aver assunto la
pillola abortiva. Ora anche lui sostiene che i rischi legati alla Ru486 sono
molto più alti di quanto si ammette, e che le informazioni circolanti non
sono oggettive. I dati parlano di un rischio di "fallimento" del
protocollo del 5-7%. Da dove vengono quei numeri? Dal distributore della
pillola. È come chiedere alla volpe di fare la guardia al pollaio. Da quando
mia figlia è morta sono stato contattato da decine di donne che mi hanno
detto di dover la vita a Holly. Avevano preso la pillola, non stavano bene.
Sono andate su Internet, hanno letto la mia storia, e sono corse
all’ospedale dicendo che forse avevano un’infezione in atto. In alcuni
casi era vero, e hanno ricevuto antibiotici in tempo».
È una consolazione?
«L’unica. Se Holly fosse sopravvissuta, sarebbe la prima a voler
raccontare la sua storia per aiutare altre come lei. Non ho potuto proteggere
mia figlia, forse posso proteggere le figlie di altri».
«Nel
Battesimo il nostro sì alla vita» (domenica 8 gennaio 2006)
Domenica,
nella solennità del Battesimo di Gesù, Benedetto XVI ha presieduto nella
Cappella Sistina la Messa nel corso della quale ha amministrato il sacramento
del Battesimo a dieci bambini. Ecco il testo integrale dell'omelia pronunciata
«a braccio» dal Papa. I titoletti sono redazionali.
Cari genitori, padrini e madrine, cari fratelli e sorelle! Che cosa succede nel
Battesimo? Che cosa ci si aspetta dal Battesimo? Voi avete dato una risposta
sulla soglia di questa Cappella: aspettiamo per i nostri bambini la vita eterna.
Questo è lo scopo del Battesimo. Ma, come può essere realizzato? Come il
Battesimo può dare la vita eterna? Che cosa è la vita eterna? Si potrebbe dire
con parole più semplici: aspettiamo per questi nostri bambini una vita buona;
la vera vita; la felicità anche in un futuro ancora sconosciuto. Noi non siamo
in grado di assicurare questo dono per tutto l'arco del futuro sconosciuto e,
perciò, ci rivolgiamo al Signore per ottenere da Lui questo dono.
[Compagnia di amici]
Alla domanda: «Come accadrà questo?» possiamo dare due risposte. La prima:
nel Battesimo ciascun bambino viene inserito in una compagnia di amici che non
lo abbandonerà mai nella vita e nella morte, perché questa compagnia di amici
è la famiglia di Dio, che porta in sé la promessa dell'eternità. Questa
compagnia di amici, questa famiglia di Dio, nella quale adesso il bambino viene
inserito, lo accompagnerà sempre anche nei giorni della sofferenza, nelle notti
oscure della vita; gli darà consolazione, conforto, luce. Questa compagnia,
questa famiglia gli darà parole di vita eterna. Parole di luce che rispondono
alle grandi sfide della vita e danno l'indicazione giusta circa la strada da
prendere. Questa compagnia offre al bambino consolazione e conforto, l'amore di
Dio anche sulla soglia della morte, nella valle oscura della morte. Gli darà
amicizia, gli darà vita. E questa compagnia, assolutamente affidabile, non
scomparirà mai. Nessuno di noi sa che cosa succederà nel nostro pianeta, nella
nostra Europa, nei prossimi cinquanta, sessanta, settanta anni. Ma, su un punto
siamo sicuri: la famiglia di Dio sarà sempre presente e chi appartiene a questa
famiglia non sarà mai solo, avrà sempre l'amicizia sicura di Colui che è la
vita.
[Va oltre la morte]
E così siamo arrivati alla seconda risposta. Questa famiglia di Dio, questa
compagnia di amici è eterna, perché è comunione con Colui che ha vinto la
morte, che ha in mano le chiavi della vita. Essere nella compagnia, nella
famiglia di Dio, significa essere in comunione con Cristo, che è vita e dà
amore eterno oltre la morte. E se possiamo dire che amore e verità sono fonte
di vita, sono la vita - e una vita senza amore non è vita - possiamo dire che
questa compagnia con Colui che è vita realmente, con Colui che è il sacramento
della vita, risponderà alla vostra aspettativa, alla vostra speranza. Sì, il
Battesimo inserisce nella comunione con Cristo e così dà vita, la vita.
Abbiamo così interpretato il primo dialogo che abbiamo avuto qui, sulla soglia
della Cappella Sistina.
[Dire sì, dire no]
Adesso, dopo la benedizione dell'acqua, seguirà un secondo dialogo di grande
importanza. Il contenuto è questo: il Battesimo - come abbiamo visto - è un
dono; il dono della vita. Ma un dono deve essere accolto, deve essere vissuto.
Un dono di amicizia implica un «sì» all'amico e implica un «no» a quanto
non è compatibile con questa amicizia, a quanto è incompatibile con la vita
della famiglia di Dio, con la vita vera in Cristo. E così, in questo secondo
dialogo, vengono pronunciati tre «no» e tre «sì». Si dice «no» e si
rinuncia alle tentazioni, al peccato, al diavolo. Queste cose le conosciamo
bene, ma forse proprio perché le abbiamo sentite troppe volte, queste parole
non ci dicono tanto. Allora dobbiamo un po' approfondire i contenuti di questi
«no». A che cosa diciamo «no»? Solo così possiamo capire a che cosa
vogliamo dire «sì». Nella Chiesa antica questi «n o» erano riassunti in una
parola che per gli uomini di quel tempo era ben comprensibile: si rinuncia - così
si diceva - alla «pompa diabuli», cioè alla promessa di vita in abbondanza,
di quell'apparenza di vita che sembrava venire dal mondo pagano, dalle sue
libertà, dal suo modo di vivere solo secondo ciò che piaceva. Era quindi un «no»
ad una cultura apparentemente di abbondanza di vita, ma che in realtà era una
«anticultura» della morte. Era il «no» a quegli spettacoli dove la morte, la
crudeltà, la violenza erano diventati divertimento. Pensiamo a quanto si
realizzava nel Colosseo o qui, nei giardini di Nerone, dove gli uomini erano
accesi come torce viventi. La crudeltà e la violenza erano divenute motivo di
divertimento, una vera perversione della gioia, del vero senso della vita.
Questa «pompa diabuli», questa «anticultura» della morte era una perversione
della gioia, era amore della menzogna, della truffa, era abuso del corpo come
merce e come commercio.
[No alla cosificazione dell'uomo]
E se adesso riflettiamo, possiamo dire che anche nel nostro tempo è necessario
dire un «no» alla cultura ampiamente dominante della morte. Un'«anticultura»
che si manifesta, per esempio, nella droga, nella fuga dal reale verso
l'illusorio, verso una felicità falsa che si esprime nella menzogna, nella
truffa, nell'ingiustizia, nel disprezzo dell'altro, della solidarietà, della
responsabilità per i poveri e per i sofferenti; che si esprime in una sessualità
che diventa puro divertimento senza responsabilità, che diventa una «cosificazione»
- per così dire - dell'uomo, che non è più considerato persona, degno di un
amore personale che esige fedeltà, ma diventa merce, un mero oggetto. A questa
promessa di apparente felicità, a questa «pompa» di una vita apparente che in
realtà è solo strumento di morte, a questa «anticultura» diciamo «no», per
coltivare la cultura della vita. Per questo il «sì» cristiano, dai tempi
antichi fino ad oggi, è un grande «sì» alla vita. Questo è il nostro «sì»
a Cristo, il «sì» al vincitore della morte e il «sì» alla vita nel tempo e
nell'eternità.
Come in questo dialogo battesimale il «no» è articolato in tre rinunce, così
anche il «sì» è articolato in tre adesioni: «sì» al Dio vivente, cioè a
un Dio creatore, ad una ragione creatrice che dà senso al cosmo e alla nostra
vita; «sì» a Cristo, cioè a un Dio che non è rimasto nascosto ma che ha un
nome, che ha parole, che ha corpo e sangue; a un Dio concreto che ci dà la vita
e ci mostra la strada della vita; «sì» alla comunione della Chiesa, nella
quale Cristo è il Dio vivente, che entra nel nostro tempo, entra nella nostra
professione, entra nella vita di ogni giorno. Potremmo anche dire che il volto
di Dio, il contenuto di questa cultura della vita, il contenuto del nostro
grande «sì», si esprime nei dieci Comandamenti, che non sono un pacco di
proibizioni, di «no», ma presentano in realtà una grande visione di vita.
Sono un «sì» a un Dio che dà senso al vivere (i tre primi comandamenti); «sì»
alla famiglia (quarto comandamento); «sì» alla vita (quinto comandamento); «sì»
all'amore responsabile (sesto comandamento); «sì» alla solidarietà, alla
responsabilità sociale, alla giustizia (settimo comandamento); «sì» alla
verità (ottavo comandamento), «sì» al rispetto dell'altro e di ciò che gli
è proprio (nono e decimo comandamento). Questa è la filosofia della vita, è
la cultura della vita, che diviene concreta e praticabile e bella nella
comunione con Cristo, il Dio vivente, che cammina con noi nella compagnia dei
suoi amici, nella grande famiglia della Chiesa. Il Battesimo è dono di vita. È
un «sì» alla sfida di vivere veramente la vita, dicendo il «no» all'attacco
della morte che si presenta con la maschera della vita; ed è «sì» al grande
dono della vera vita, che si è fatta presente nel volto di Cristo, il quale si
dona a noi nel Battesimo e poi nell'Eucaristia. Questo detto è un breve
commento alle parole che nel dialogo battesimale interpretano ciò che si
realizza in questo sacramento. Oltre alle parole, abbiamo i gesti e i simboli, e
sarò rapido nell'indicarli. Il primo gesto lo abbiamo già compiuto: è il
segno della croce, che ci viene dato come scudo e che deve proteggere questo
bambino nella sua vita; è come un «indicatore» per la strada della vita,
perché la croce è il riassunto della vita di Gesù. Poi vi sono gli elementi:
l'acqua, l'unzione con l'olio, il vestito bianco e la fiamma della candela.
L'acqua è simbolo della vita: il Battesimo è vita nuova in Cristo. L'olio è
simbolo della forza, della salute, della bellezza, perché realmente è bello
vivere in comunione con Cristo. Poi il vestito bianco, come espressione della
cultura della bellezza, della cultura della vita. Ed infine la fiamma della
candela, come espressione della verità che risplende nelle oscurità della
storia e ci indica chi siamo, da dove veniamo e dove dobbiamo andare. Cari
padrini e madrine, cari genitori, cari fratelli, ringraziamo in questo giorno il
Signore, perché Dio non si nasconde dietro le nuvole del mistero impenetrabile,
ma - come ha detto il Vangelo di oggi - ha aperto i cieli, si è mostrato, parla
con noi ed è con noi; vive con noi e ci guida nella nostra vita. Ringraziamo il
Signore per questo dono e preghiamo per i nostri bambini, perché abbiano
realmente la vita, quella vera, la vita eterna. Amen.
IL SEGRETO MERAVIGLIOSO DEL SANTO ROSARIO
«Ho costatato personalmente l'efficacia di questa preghiera per convertire i cuori più induriti. Ho trovato persone che, per nulla scosse dalla predicazione delle più tremende verità, durante una missione avevano accolto il mio consiglio di recitare il Rosario tutti i giorni e si convertirono dandosi interamente a Dio. Ed ho anche constatato una enorme diversità di costumi tra le popolazioni delle parrocchie dove avevo predicato la missione: le une, avendo abbandonato la pratica del Rosario, erano ricadute nel peccato: la altre, per averla conservata, si sono mantenute in grazia di Dio e crescono ogni giorno nella virtù».
Ai Sacerdoti:
Guardatevi, ve ne prego, dal considerare piccola e di poca importanza questa santa pratica, come vogliono fare gli ignoranti e perfino molti dotti orgogliosi. Essa è veramente grande, sublime, divina. Il cielo stesso ce l'ha data, e l'ha data proprio per convertire i peccatori più induriti e gli eretici più ostinati. Dio le ha annesso la grazia in questa vita e la gloria nell'altra. I santi l'hanno messa in atto ed i sommi Pontefici l'hanno autorizzata.
Felice il sacerdote e il direttore d'anime, cui lo Spirito Santo ha rivelato questo segreto che la maggior parte degli uomini non conosce e conosce molto superficialmente! Se egli ne avrà una concreta conoscenza lo reciterà ogni giorno e lo farà recitare agli altri. Dio e la sua santa Madre gli verseranno nell'anima grazie in abbondanza per far di lui uno strumento della loro gloria.Con la sua parola, sia pure disadorna, otterrà più frutto in un mese che gli altri predicando in parecchi anni.
Cari confratelli, non contentiamoci dunque di consigliarlo agli altri; dobbiamo recitarlo noi stessi. Pur convinti in teoria dell'eccellenza se santo Rosario, ce non lo recitiamo noi per primi, gli altri daranno ben poca importanza a quanto consiglieremo, perché nessuno può dare ciò che non ha. Gesù fece ed insegnò: imitiamo dunque Gesù Cristo che prima fece e poi insegnò. Imitiamo l'Apostolo che conosceva e predicava soltanto Gesù Cristo crocifisso. Noi lo faremo predicando il santo Rosario che, come vedrete in seguito, non è soltanto una serie di Padre Nostro e di Ave Maria, ma un compendio divino dei misteri della vita, passione, morte e gloria di Gesù e di Maria.
Ai peccatori:
Empi e peccatori impenitenti gridano continuamente: Coroniamoci di Rose (Sap 2,8). Anche noi cantiamo: Coroniamoci con le rose del santo Rosario.
Ma quanto sono diverse le loro rose dalle nostre! Le loro sono i piaceri carnali, i vani onori, le ricchezze caduche che presto saranno appassite e corrotte. Le nostre, invece, sono i Padre nostro e le Ave Maria, recitati bene e accompagnati da buone opere di penitenza, e non appassiranno né periranno mai. Tra centomila anni la loro bellezza splenderà come oggi.
Le loro decantate rose hanno solo l'apparenza di rose: in realtà sono spine che pungono con il rimorso durante la vita, che trafiggono con il rimpianto all'ora della morte, che bruciano per tutta l'eternità nell'ira e nella disperazione. Se le nostre rose hanno spine, queste sono spine di Gesù Cristo che egli tramuta in rose. Se le nostre rose pungono, esse pungono solo per qualche istante, unicamente per guarirci dal peccato e per salvarci.
Se sarete fedeli a recitarlo devotamente fino alla morte, nonostante l'enormità delle vostre colpe, credetemi: riceverete la corona di gloria che non appassisce. Anche se vi trovate sull'orlo dell'abisso o con un piede nell'inferno, se avete perfino venduto l'anima al diavolo come un demonio, presto o tardi vi convertirete e vi salverete. purché - lo ripeto e notate bene i termini del mio consiglio - diciate devotamente ogni giorno fino alla morte il santo Rosario, per conoscere la verità ed ottenere la contrizione ed il perdono dei vostri peccati.
Ai devoti:
Anime devote e illuminate dallo Spirito Santo, non vi dispiaccia che io vi offra un piccolo roseto mistico, venuto dal cielo, perché lo trapiantate nel giardino della vostra anima. Esso non nuocerà ai fiori profumati delle vostre contemplazioni. È molto olezzante e tutto divino: non guasterà affatto il disegno delle vostre aiuole. Purissimo e ben ordinato esso porta tutto all'armonia e allo splendore. Se ogni giorno lo s'innaffia e lo si coltiva a dovere, cresce ad altezza prodigiosa e si estende tanto che non solo non ostacola tutte le altre devozioni, male conserva e le perfeziona. Voi che siete spirituali mi capite! Questo roseto è Gesù e Maria nella vita, nella morte, nell'eternità.
Non disprezzate, dunque, la mia pianticella rigogliosa e divina. Piantatela voi stessi nella vostra anima prendendo la risoluzione di recitare il Rosario. Coltivatela ed innaffiatela recitandolo fedelmente ogni giorno, accompagnandolo con opere buone. Vi accorgerete che questo seme, ora all'apparenza tanto piccolo, diventerà col tempo un grande albero, dove gli uccelli del cielo, cioè le anime predestinate e di alta contemplazione, faranno il loro nido e la loro dimora. Sotto la sua ombra saranno protette dagli ardori del sole, sulle sue cime troveranno difesa dalle bestie feroci della terra e scopriranno un delicato nutrimento nel suo frutto, l'adorabile Gesù, al quale sia ogni onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Ai Bambini:
A voi bambini, offro un bel bocciolo di rosa. È uno dei piccoli grani della vostra corona che a voi sembra una cosa da poco. E invece quanto prezioso è questo grano! Quanto meraviglioso è questo bocciolo! e come si aprirà interamente se recitate con devozione se recitate con devozione l'Ave Maria! Consigliarvi di recitare un rosario tutti i giorni sarebbe domandarvi troppo. Dite almeno ogni giorno con molta attenzione la corona di cinque decine che è una piccola ghirlanda di rose che ponete in capo a Gesù e Maria. Datemi retta. Ed ora ascoltate questa bella storia e non dimenticatela.
Due sorelline stavano sull'uscio di casa a recitare devotamente il rosario, quando apparve una bella Signora che avvicinatasi alla più piccola, di circa sette anni, la prese per mano e la condusse con sé. La sorella maggiore, meravigliata, ne va alla ricerca, non la trova e rientra piangente a casa per avvertire che hanno rapito la sorella. Il papà e la mamma la cercano inutilmente per tre giorni, finché alla sera del terzo giorno la trovano sulla soglia di casa. Era lieta in volto e festosa. Le chiedono da dove venga ed ella risponde che la Signora, alla quale diceva il suo Rosario, l'aveva condotta in un bel luogo, le aveva dato cose buone da mangiare e le aveva deposto sulle braccia un grazioso bambino, al quale lei aveva dato tanti baci. I genitori, da poco convertiti alla fede, chiamano il padre gesuita che li aveva istruiti nella fede e nella devozione al Rosario e gli raccontano l'accaduto. Da lui stesso abbiamo appreso questo fatto avvenuto nel Paraguay.
Bambini, imitate le due sorelline. Come loro recitate ogni giorno il Rosario e meriterete di andare in paradiso, di vedere Gesù e Maria, se non proprio in questa vita, certo dopo la morte per tutta l'eternità. Così sia.
(estratto dai scritti di S. Luigi Maria da Montfort " Il segreto meraviglioso del santo Rosario")
Per la lettera apostolica di Giovanni Paolo II sul santo Rosario " Rosarium Virginis Mariae" clicca qui!
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